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Ai-chèr - Mission - settembre 2004

 Ai-chèr

per Milano - Zona 3

Ai-chèr (“I care=mi importa”) è il nome e l'atteggiamento di lavoro del gruppo di architetti, imprenditori e persone di cultura sorto per prendersi a cuore i problemi non ancora risolti della Città.
Chi siamo e che cosa vogliamo.
"I care"era, insieme a "io conto" il motto dei giovani del ’68 per significare l’impegno a partecipare e a implicarsi.*
Quei ragazzi di allora oggi siamo noi, uomini e donne maturi, impegnati nelle professioni, nei mestieri, nella cultura.
Pensiamo che le soluzioni ai problemi comuni non possono essere passivamente attese dalle Istituzioni e poi criticate o sabotate: è invece necessario imparare a immaginare, progettare, costruire insieme i propri spazi di servizio collettivi, e assumersene la cura nel tempo, diventando così veri Cittadini .
Il compito di Ai-chèr è promuovere i processi creativi e la partecipazione attiva responsabile.
Per reggere questi processi i Soci fondatori contano, oltre che sulla professionalità specialistica (imprenditoriale, architettonica e artigianale) sulla propria coltivazione al Centro Coscienza di Milano.
Mostrando le più avanzate soluzioni architettoniche e sociali adottate in casi analoghi, sia a Milano sia in Europa, i progettisti di Ai-chèr promuovono nei cittadini interessati l'educazione a scegliere le soluzioni non secondo gusti personali ma ascoltando i valori sociali mancanti e a valutare, tutti insieme, le soluzioni che ne favoriscano lo sviluppo, inventando anche le forme di cooperazione e di servizio per animare quegli spazi con la propria attività e averne cura secondo quel naturale senso di responsabilità che nasce verso i beni sociali che abbiamo aiutato a far nascere.
In questo processo, Istituzioni, progettisti e cittadini si trovano a lavorare per un unico fine: il bene sociale.
Molti uomini e donne in pensione (dal professionista all'artigiano) potranno uscire dall'isolamento di una vita privata sentita socialmente inutile e donare la loro maturità reinserendosi attivamente nella società.
Verrà così a formarsi un campo di rapporti e di forze creative - denominato “CAMPUS” - entro il quale i nostri giovani si sentiranno stimolati ad assumersi la propria parte di collaborazione come avviamento alla responsabilità civica**.

* "L'appartenenza comincia da dentro, comincia nella vita quotidiana, nelle piccole cose di ogni giorno.

I gesti banali che esprimono rispetto degli altri invece di noncuranza, autonomia invece di dipendenza, capacità di ascoltare invece di disattenzione sono in realtà tutte espressioni di una responsabilità molto più ampia, a condizione che abbiano un senso che viene da dentro. Se questo senso siamo capaci di costruirlo esso diventa visibile e riconoscibile dall'esterno.

In questo modo si realizza la speranza espressa in uno slogan dai movimenti giovanili degli anni sessanta: "io conto". "Io conto" non come individuo separato dagli altri, ma perché quello che faccio ha un significato, ha degli effetti che vanno oltre me stesso.

Insieme a "io conto" gli studenti degli anni sessanta avevano creato un altro slogan che si condensa nell'espressione I care, io sono coinvolto, mi occupo, mi importa. Sono queste le due facce della responsabilità, io conto, cioè quello che faccio ha un senso, ma anche mi importa, sono coinvolto in quello che avviene attorno a me."

(Melucci, Passaggio d'epoca, ed. Idee/Feltrinelli)

**In pieghevole a parte il progetto sommario del CAMPUS.

Ai-chèr

per Milano - Zona 3

associazione ONLUS

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Sede legale:Milano,via Agnello 2

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